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Da Cotonou alla scena internazionale: l’ascesa del calcio beninese

Dicembre 30, 2025 ~3 min de lecture Par admin1998
aerial view of city buildings under cloudy sky during daytime

Dal cambiamento di identità alla professionalizzazione: un’indagine su una nazione che non vuole più nascondersi.

Solo dieci anni fa, il Benin era percepito come una nazione “a sorpresa”, capace di sporadici sprazzi di brillantezza. Oggi la situazione è cambiata. Con una revisione completa della sua identità visiva, una maggiore professionalizzazione del suo campionato e ingenti investimenti, il Benin si sta affermando come una potenza emergente. Per comprendere la posta in gioco, i trasferimenti e l’evoluzione tattica di questa squadra, seguire le notizie sul calcio beninese

è diventato un rito per gli osservatori del calcio africano.

  • 1. Dalla resistenza alla conquista: l’evoluzione mentale Il calcio in Benin ha sofferto a lungo della “sindrome dello sfavorito”, stretto tra il gigante nigeriano e la potenza ivoriana. La storia è iniziata con gli “Squirrels” (la nazionale beninese).
  • 2004:

La prima storica qualificazione alla Coppa d’Africa in Tunisia, guidata dal leggendario Oumar Tchomogo. 2019:

Un punto di svolta. Raggiungendo i quarti di finale in Egitto ed eliminando il Marocco, il Benin ha infranto il suo soffitto di cristallo.

Il cambio di nome nel 2022, che diventerà “Cheetahs”

segna la fine di quest’era di “resistenza”. Lo scoiattolo è agile e si nasconde; il ghepardo, invece, caccia e domina la sua preda con la sua velocità. Questa è l’essenza del nuovo progetto sportivo del Paese.

2. Il progetto di professionalizzazione locale Non si può avere una grande nazionale senza un campionato forte. È qui che il Benin ha compiuto i progressi più recenti con l’istituzione della Super League Pro.

  • L’emergere di nuove roccaforti Il panorama dei club si è evoluto. Mentre gli
  • Atlantic Sharks o gli
  • Ouémé Dragons sono nomi storici, stanno emergendo nuove potenze:

Coton FC: Il club di Ouidah ha dominato le recenti discussioni, supportato da una solida struttura finanziaria. Loto-Popo FC: Con sede a Grand-Popo, questo club incarna serietà e coerenza.

Dadjè FC:

La rivelazione che scuote la gerarchia.

Lo stato del Benin ha anche investito molto nella costruzione di 22 stadi polisportivi in tutto il paese, consentendo ai club di giocare su campi dignitosi, una condizione *sine qua non* per produrre un calcio attraente.

3. L’effetto Gernot Rohr e le tattiche L’arrivo del ct franco-tedesco Gernot Rohr alla guida della nazionale non è di poco conto. Ex ct della vicina Nigeria, conosce a fondo la mentalità della regione.

Sotto la sua guida, la squadra è ancora alla ricerca del suo equilibrio perfetto, ma stanno emergendo delle certezze: una difesa solida, guidata da Cédric Hountondji, e uno stile di gioco diretto che punta sui colpi di testa di

Steve Mounié o sulle incursioni offensive diJodel Dossou

.
“Il Benin ha un bacino molto promettente di giovani giocatori con doppia nazionalità e giocatori locali. La fusione delle culture calcistiche sarà il nostro punto di forza per il 2025 e il 2026.” — Staff Tecnico Cheetah
4. Le Amazzoni: il calcio femminile in ascesa
È impossibile parlare di calcio beninese senza menzionare le donne. La nazionale femminile, le

“Amazzoni”

, sta ricevendo nuova attenzione. La federazione ha reso obbligatorio per i club più importanti avere una sezione femminile, creando così un campionato dinamico che sta iniziando a esportare i suoi talenti in Francia e Nord Africa.

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